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Presepe vivente di Custonaci: foto

 

Solo ora (DOPO QUASI UN ANNO!!!) mi è venuto in mente che potrei dedicare qualche minuto alla descrizione di un vero e proprio museo animato come quello di Custonaci (Prov. di Trapani).

Certamente è qualcosa di molto ben fatto: un itinerario tra i mestieri artigianali, contadini, pastorali di una Sicilia che è quasi definitivamente scomparsa in cambio di una tecnologia che fa risparmiar fatica, tempo e denaro.
Probabilmente, chi è particolarmente romantico sente quasi una sorta di nostalgia di quel passato nemmeno tanto lontano e che non è mai stato realmente vissuto sulla propria pelle, ma che richiama ad una maggior genuinità, semplicità, di contro a quella artificiosità vuota vigente ai giorni nostri dalla quale ci si vorrebbe, invano, a tratti discostare. Oltre che al recupero storico e culturale in sé, l'organizzazione di tali 'rappresentazioni' del passato, così verosimili ed inverosimili allo stesso tempo, denotano anche proprio quella vena nostalgica che spinge ad uno sguardo 'a ritroso', ma che tenta di far capire o ricordare ciò che fu la cultura principale di un popolo (quello Siciliano) che guarda al futuro in un'ottica non del tutto o per nulla ottimistica.
A cosa potrebbe servire un recupero in blocco simile di tanti usi, di tanti modi di vivere e di essere? A nulla, se non si avesse presente che chi è attore diretto in un museo del genere è una persona d'oggi, con concezioni d'oggi e che, probabilmente, non ha nemmeno idea di ciò che sta facendo se non 'dilettare' il turista... Ciò che è da incamerare gelosamente è, appunto, la 'rappresentazione', la 'fotografia' più o meno fedele che ci viene proposta 'oggi' di ciò che non è più; è una ‘fotografia’ che ha un’anima intrinseca nella sua immagine, anima che verrebbe sminuita se si considerasse, come detto, che chi compie certi mestieri in un ambiente artificiale come quello di Custonaci non è chi realmente ha vissuto quella vita. Si deve, allora, far finta di nulla, rituffando meramente il nostro sguardo nel passato? Certo che no: a nulla serve una vana immersione in qualcosa che non ha più luogo nell''oggi', se non il perdere di vista un presente in cui viviamo, in cui siamo direttamente attori ed in cui possiamo operare ciò che è in nostro potere, secondo il ruolo 'scenico' che ciascun individuo 'recita' nella vita di ogni giorno. Il 'compito' di chi visita un luogo del genere è lo stesso che ha un visitatore di un museo fotografico, appunto: è in quelle 'fotografie' che si trova l'anima, l'essenza di ciò che si sta rappresentando ed è, anzi, deve rappresentare un monito per un futuro che possa aver basi solide per reggere il peso della noncuranza e dell'ignoranza.

A seguito, vi mostro delle foto di quell’itinerario. Purtroppo non mi è possibile mostrare un video girato nella sala ru varbèri (del barbiere) in cui vi sono musicisti nell’atto di suonare strumenti (non propriamente fedeli) classicamente popolari in una tarantella dal motivo ridondante. Ma dubito che, in passato, vi siano stati molti ‘concerti’ musicali nelle sale da barba…

Laurentius.
































Pubblicato il 16/10/2006 alle 19.19 nella rubrica Diario.

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